DI DUE VECCHI FIDANZATI E UN FIGLIO EXPAT

Rieccomi! Lo so, lo so… non scrivo su questo blog dal 2024. Non avevo né voglia né tempo. E neppure la minima ispirazione. Il 2025, ormai agli sgoccioli, è stato un anno strano. Per carità, carino ma strano perché ho dovuto adattarmi a un grande cambiamento nella mia vita.

Mio figlio – sì, proprio quello che da piccolo non chiudeva occhio senza la favola della buonanotte e senza accarezzarmi il gomito – è infatti diventato grande all’improvviso, probabilmente proprio da un giorno all’altro, dall’asilo me lo sono ritrovato di colpo all’esame di maturità e così, ad agosto 2024, ancora diciottenne, è volato in Olanda per studiare. Noi genitori? Ancora in fase di “riavvio sistema”. La mancanza si sente, eccome. Ma è compensata dalla gioia nel vederlo contento e soddisfatto della scelta che ha fatto.

In pratica, sono diventata la mamma di un giovane expat con tanto di iscrizione all’AIRE e posso dirti che i primi tempi sono stati tosti. Ma io, che mi conosco abbastanza da sapere quando stia per deragliare, ho messo in campo tutte le mie tattiche antipanico tipo, la prima tra tutte: tenere occupato il cervello.

Così, via con lo studio! Sì, lo so, sono incorreggibile… Inventati un corso che io mi iscrivo. Giuro. Quest’anno ho esplorato i Fiori di Bach, le tecniche psico-energetiche, la medicina tradizionale cinese e la naturopatia. Non che voglia diventare una naturopata a 50 e passa anni perché ho già altri piani per la vecchiaia… tipo diventare una vecchia signora eccentrica con cappello di paglia, stivali di gomma, salopette di jeans, zappa e cesoia a coltivar verdure e fiori nel suo orto. Ma intanto ho studiato e, piano piano, ho smesso di andare in panico se il pargolo non risponde su WhatsApp entro 60 secondi. Ora reggo fino a 30 minuti. Poi parte il protocollo “È stato rapito dagli alieni”. Ho smesso di apparecchiare istintivamente per tre. Ora siamo in due e il suo posto a tavola lo occupo io, così non lo vedo vuoto, cosa che mi mette addosso una tristezza infinita. Geniale, no?

Ho scoperto che la parola “atterrato” è la più bella del mondo, e anche l’attesa, subito prima dell’abbraccio in aeroporto, è meravigliosa. “Ripartito” invece è un vocabolo davvero triste ma l’ultima volta, quando l’ho abbracciato, prima che entrasse ai controlli, non ho pianto e mi sono sentita una mamma fighissima. Perché voglio che sia sereno e che non si preoccupi per me, che pensi a me il giusto, insomma. Che ormai, a vent’anni, mi sembra d’aver capito che debba essere una cosa del tipo: “Ah sì, mia madre… quell’impicciona che ogni mattina controlla l’orario del mio ultimo accesso su WhatsApp”.

Ho scoperto che essere la mamma di un giovane studente che vive all’estero è un po’ come stare su un’altalena. Emozioni su, emozioni giù. Anche il padre, eh, mica solo io. Siamo diventati due genitori-altalena. Quando uno è giù, l’altro gli dà una spinta per mandarlo più su e viceversa. Quando entrambi siamo giù… ci prendiamo una vecchia ma deliziosa casa tutta da aggiustare in montagna e facciamo progetti per la vecchiaia. Così andiamo avanti, uniti. Sempre gli stessi ma anche inevitabilmente diversi. A volte mi sembra come se fossimo tornati a millecinquecento anni fa, quando eravamo fidanzati. Solo che adesso siamo più vecchi e ognuno ha le proprie cicatrici.

Due vecchi fidanzati, sposati da una vita, che continuano a fare progetti per il futuro. Con entusiasmo e qualche medicina sul comodino. Tocchiamo ferro, va là…

E intanto, mentre ci inventiamo stratagemmi, non smettiamo mai di fare il tifo per nostro figlio. Sempre. Da lontano, in silenzio, ma con il cuore che batte forte perché siamo i suoi fan numero uno.

Ah! Sto facendo anche il corso di Neerlandese, giusto per hobby. 😉


Antonella Pfeiffer

Articolo scritto da Antonella Pfeiffer

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